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Lo starter e la batteria
Non tutti gli avviatori disponibili sul mercato si adattano alle nostre esigenze. La scelta deve ricadere su un modello potente, altrimenti al minimo cenno di ingolfamento esso non riuscirà a ruotare l'albero motore oltre la fase di compressione; l'inevitabile conseguenza sarà che la batteria, surriscaldandosi, si danneggerà. In commercio esistono starter di potenza, coppia e naturalmente prezzo diversi. Anche in questo caso le piccole economie andranno evitate: se lo starter non fosse di ottima qualità, l'avviamento potrebbe divenire veramente snervante. Nel caso di elicotteri con il cono di avviamento superiore, I'avviatore deve essere dotato di prolunga; un gommino posto all'estremità di quest'ultima garantisce una presa sicura ed evita che si danneggino le parti meccaniche (Fig. H7). La prolunga, nei modelli in cui l'avviamento avviene dall'alto, deve avere un'estensione tale da mantenere il corpo motore sopra la testa rotore ed evitare che urti accidentali (assai frequenti soprattutto quando non si ha ancora la dovuta dimestichezza con le operazioni di avviamento) siano trasmessi al piatto oscillante ed alle relative astine.

Quando si utilizzano starter molto potenti, è necessario adottare cavi elettrici di sezione sufficiente. Utilizzando sezioni pari a 1,5 mm,
il surriscaldamento e la caduta di tensione diventano rilevanti e su una lunghezza di I-2 m al motorino di avviamento giungono solo 5-6 Volts invece dei 12 erogati dalla batteria ai morsetti. Pertanto occorre che i cavi di alimentazione siano di sezione maggiore (4 mm) e di lunghezza possibilmente limitata (max I m), onde evitare che lo starter abbia una velocità di rotazione troppo bassa. All'estremità di detti cavi si potranno. utilizzare, a seconda del tipo di installazione, degli spinotti o delle pinzette a coccodrillo facilmente reperibili in varie forme presso qualsiasi elettrauto o negozio di ferramenta.
La batteria di avviamento costituisce da sempre il cruccio di molti modellisti. A volte i propulsori, fermi magari da molti mesi ed intaccati da depositi oleosi che provocano attrito fra gli organi interni, sono alquanto "duri" e lo starter, se non supportato da una batteria con amperaggio sufficiente, non riesce a ruotare l'albero motore oltre la fase di compressione. Lo stesso dicasi nei casi di ingolfamento. Solo qualora si utilizzino motori di piccola cilindrata (4-7 c.c.) anche le comuni batterie da motociclo (10-12 A) possono essere impiegate senza particolari problemi. Diversamente occorre procurarsi delle batterie da auto (18-20 A) alle quali è necessario agganciare delle cinghie di sostegno. Attenzione deve essere posta nel trasporto, dove le continue sollecitazioni ed oscillazioni causano spesso fuoriuscite d'acido. Per questo è indispensabile realizzare un apposito contenitore stagno, che isoli ogni eventuale dispersione d'acido. Una valida alternativa (anche se però più costosa) è rappresentata dalle batterie a 20 A ad elementi chiusi, che non necessitano di manutenzione e possono essere anche capovolte senza pericolo di fuoriuscite d'acido. Accumulatori di questo genere hanno inoltre dimensioni più contenute, che ne permettono l'installazione in quasi tutte le cassette da campo. Essi sono però un po' più critici delle normali batterie durante la fase di ricarica. In particolare non sopportano agevolmente periodi di sovraccarica eccessiva che, se prolungata oltre un certo limite, può arrecare danni irreparabili. Per evitare l'inconveniente, in commercio si possono reperire caricabatteria automatici che al raggiungimento della carica completa interrompono l'erogazione di corrente all'accumulatore, preservandolo da "maltrattamenti" dovuti a distrazione ed allungandone considerevolmente la vita utile.
Data creazione : 28/02/2006 : 18:41
Ultima modifica : 01/03/2006 : 14:52
Categoria : Attrezzatura.
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